Il topos de “la Fea”

Fin da piccoli siamo stati abituati a leggere il mondo attraverso metafore espresse all’interno dei rigidi schemi delle fiabe. I racconti popolari che nel corso dello sviluppo della cultura occidentale dal 1600 sono stati codificati in storie per bambini e adulti che seguono topoi narrativi ben precisi e ci hanno mostrato come funziona il mondo o come dovrebbe. A molti sicuramente sarà rimasta impressa la storia de “Il brutto anatroccolo”.

Un piccolo e triste anatroccolo si trova a dover fronteggiare i fratelli e i suoi pari che sono molto più belli e bravi di lui, per tutta la vita rimane in disparte e deriso continua il suo pianto solitario. Un giorno, però, una delle sue lacrime infrange l superficie dell’acqua e gli mostra ciò che è diventato: un bellissimo cigno, in grado di nuotare e volare meglio di tutti gli altri suoi fratelli ormai insulsa massa di starnazzanti gelosi che non si sa proprio spiegare come mai possa essere successa una cosa del genere.

Bene, la dolcezza di tale racconto, nella sua evoluzione contemporaea si perde totalmente e l’amarezza provata dall’anatroccolo aumenta e trova sbocco in mille stratagemmi e sotterfugi.

Il brutto anatroccolo oggi è diventato questo:

In particolare nella nuova versione rivista dal passare del tempo: la FEA, o se preferite la RACCHIA, è colei che sebbene dotata di grandi capacità non riesce a brillare da subito perchè sottomessa, derisa e sminuita da altre coetanee più belle o fortunate e sicuramente più sfacciate. A peggiorare il tutto c’è sempre una situazione familiare complicata o sfortunata, inoltre sempre si innamora del principe o gallo del pollaio (il più notevole fusto del circondario insomma)… ah dimenticavo, dato il nome è naturalmente una racchia, è brutta, o meglio è sempre combinata male sebbene abbia grandi potenzialità nascoste da brutti vestiti e poca cura per l’aspetto fisico. Sempre trova amiche e madrine che l’aiutano a non scoraggiarsi e col tempo a migliorare (anche se non capisco come facciano ad aspettare sempre così tanto per notare che è brutta e non è certo solo la natura ad essersi accanita su di lei).

La modernità sta nel fatto che l’anatroccolo non piange più su se stesso, ma lotta per essere notato, finchè comunque riesce a raggiungere il suo scopo solo nel momento in cui diventa bello! E’ profodamente cattiva tutta la storia, come le fiabe originarie, quelle ancora poco edulcorate e non passate per il filtro Disney. Lotta per sè ma vince se bella e se i suoi amici le danno una mano, e lo spettegolare e l’uso di trabocchetti è all’ordine del giorno, essedo di una telenovela che si parla.

Esatto: al di là della storia mi interesserebbe analizzare la forma atttraverso al quale è stata narrata nell’ultimo decennio:
LA TELENOVELA.

Il brutto anatroccolo è diventato una telenovela, e se possibile il suo percorso si è diramato.
Lampante è il caso di Betty la Fea, telenovela colombiana del 1999 che conta ben 169 puntate e un sequel intitolato Ecomoda. Con lei inizia il tormentone. Trasmessa in Italia da molte emittenti regionali, negli USA ha un tale successo da spingere Salma Hayek, attrice messicana a trasporla glossy e chic (seguendo la scia de Il diavolo veste prada) con la nuova Ugly Betty, più sicura di se e con meno possibilità di cambiare ma sempre alle prese con un capo dongiovanni del quale si innamorerà. E fin qui… che dire, nessun problema, se non che… il broadcaster ABC, su cui Ugly Betty è andato i onda, sia del gruppo della Disney. A questo punto, comprati i diritti, perchè non sfruttarli ulteriormente rimodellando ancora l’anatroccolo, rendendolo fruibile nuovamente per i bambini, come era inizalmente la fiaba?

Da qui ne esce Patito Feo su Disney Channel Argetina, che in spagnolo significa proprio brutto anatroccolo, una nuova telenovela, che segue tutti i canoni del genere. Le storie sono intricate e non arrivano mai ad una fine e al più si complicano e prendono in mezzo sempre più personaggi, come fossero ognuno un deus ex machina che invece di risolvere la situazione la complica.

In questo caso la fea è un bambina, non più un segretaria laureata a pieni voti ed eccellete nel suo lavoro, e qui potete trovare la trama. Ma non solo racconta di una ragazzina bruttina che però sa cantare magnificamente, Patito Feo è un ibrido totale di stereotipi da telenovela e telfilm Disney più un pizzico di High School Music dei poveri.

Sono rimasta sconvolta da questa capacità di proporre storie così distrutte e districate con ruoli di buoni e cattivi abbastanza offuscati e non per questo ho smesso di guardarla.
Volevo capire…dal giorno in cui ho sentito dire da una dirgente di Disney Channel Italia che Disney è sempre dalla parte dei bambini – e tutto fa pur di mantenere integra la predisposizione al mondo positiva e propositiva, anche evitando che Tigro ( uno dei protagonisti di Winnie the Pooh) cada mai, ma salti sempre dal basso verso l’alto, per evitare che i bambini credano di doversi buttare da qualche parte per fare come lui. Questo è stato l’esempio lampante che forse non è vero e per riempire il palinsesto dei canali riescono a trovare format che possono anche distruggere la fantasia di un bambino, sconvolgendo una fiaba non necessariamante in senso positivo.

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